Il
Chitarrista di Jazz
Charlie Christian e dintorni
Libro + CD - Erga Edizioni, 2010

Il libro di Roberto
Colombo traccia una sorta di “storia filosofica” della chitarra jazz.
Perché una storia filosofica (e non cronologica) della chitarra jazz ? Perché
nell’immaginario collettivo la chitarra è il simbolo della musica leggera. Di
conseguenza, suonare del jazz con la chitarra appare sempre un po’ sospetto…
Il chitarrista di jazz sa di dover compiere un certo sforzo per restituire
dignità al proprio strumento: emblematica, a questo proposito, è la vicenda di
Charlie Christian, che sulla rivista specializzata Down Beat scrive un
vero e proprio manifesto affinché i suoi colleghi prendano coscienza delle
nuove frontiere che avrebbe aperto l’impiego dell’amplificazione elettrica e
si preparino a contrastare lo “strapotere” degli strumenti a fiato. Il
chitarrista di jazz, in ultima analisi, sa di dover far compiere un certo sforzo
a tutti i membri della comunità jazzistica (musicisti, critici, organizzatori e
pubblico), da sempre inclini ad assegnargli un ruolo marginale. Eppure,
l’unico jazzista europeo ad aver influenzato i propri colleghi americani è
stato un chitarrista: Django Reinhardt. E il musicista che più di ogni altro ha
contribuito all’evoluzione del jazz - ossia al passaggio cruciale dallo swing
al bop - è stato un chitarrista: Charlie Christian. Vissuto una manciata di
anni (1916 – 1942) eppure assolutamente decisivo. Django Reinhardt è come
animato da un ardore adolescenziale: è l’infaticabile esploratore, il
filosofo, l’assetato di infinito. Charlie Christian è il guerriero, il fiero
conquistatore, lo scienziato: con Charlie Christian la chitarra diventa
maggiorenne. Ma l’importanza di Charlie Christian non è quella del pioniere.
Il valore di Christian non è un effetto retroattivo del fatto che pressoché
tutti i chitarristi della generazione successiva si siano ispirati a lui:
Christian non si impone in virtù di un qualche principio di autorità. Semmai,
sarebbe più corretto parlare in termini di rivelazione: se anche fosse stato
l’ultimo dei chitarristi di jazz, cioè, il suo approccio allo strumento
sarebbe stato pienamente conforme all’idea.
Roberto G. Colombo, docente di Filosofia e
Storia per necessità, chitarrista per vocazione, compositore e musicologo per
diletto, da anni si batte contro lo scetticismo di critici e studiosi per una
definitiva rivalutazione della chitarra quale strumento assolutamente degno
della musica jazz. Fondatore e animatore del quartetto Stringology, per le
edizioni Erga ha pubblicato Django oltre il mito - La via non americana al jazz
(2007).